Siamo nel cuore di Albenga, dove si affacciano tre torri simbolo della vita politica, civile e religiosa della città.
Torre Comunale
La prima torre che incontriamo è la Torre Comunale, costruita tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento. In origine fu usata come residenza per le autorità cittadine ai piani superiori, mentre al piano terra ospitava la sala riunioni.
Nel 1300 fu acquistata dalla famiglia Cepolla, che la affittò al Comune. Nel 1333, qui si trasferì la sede del Consiglio Comunale e dei Consoli del Capitulum, che successivamente divennero i proprietari.
Un importante restauro avvenne nel 1934, riportando la torre alla sua originaria sobrietà medievale, rimuovendo le stratificazioni storiche successive. In passato, il lato est era arricchito da una loggia seicentesca e un portale cinquecentesco con l’iscrizione in latino “Mens omnibus una”, che significa “Una sola mente per tutti”, simbolo della coesione nella gestione pubblica.
Oggi, la torre ospita l’Ufficio Informazioni Turistiche e il Museo Civico, all’interno della splendida Loggia Comunale.
Torre del Municipio
Accanto si trova la cosiddetta Torre del Municipio, conosciuta anche come Torre Malasemenza – dal nome della famiglia che probabilmente la costruì nel XIII secolo – oppure come Torre Zaccaria Cepollini, proprietario del Seicento.
Alta 31 metri, venne inglobata nell’edificio comunale nel 1831. Secondo alcune fonti, nel Cinquecento la base della torre ospitava le carceri cittadine, ed era conosciuta come “l’angolo delle berline”, dove i condannati venivano esposti al pubblico.
Campanile della Cattedrale
Il terzo elemento è il campanile della Cattedrale di San Michele, uno splendido esempio di architettura tardo-gotica ligure. La base è quella dell’antico campanile romanico, ma il resto della struttura venne ricostruito in mattoni nel 1391.
Elegante e slanciato, è scandito da bifore e trifore, con archetti decorativi che segnano la suddivisione dei piani. La cuspide fu rifatta nel 1900, rivestita da maioliche verdi e bianche, riprendendo la forma originale, distrutta da un fulmine.
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