Piazza 4 Novembre racconta:
"Il pescatore"

 

Mah…non capisco niente di questi Signori che ci governano… E l’Imperatore…e il Vescovo…e i ricchi…Vogliono sempre qualcosa da noi poveracci! E qui è cominciato un movimento, chi va, chi viene, costruiscono una chiesa, buttano giù delle mura… Troppa gente per i miei gusti: non so dove andremo a finire!

Per fortuna io sono pescatore e me ne vado con la mia barchetta al largo, là, dopo l’Isola…che ci diciamo “la Gallinaria” perché c’è pieno di galline, che un giorno che hai fame e non sai cosa far mangiare ai tuoi figli, ci vai e tiri il collo a due o tre, occhio di non farti vedere troppo…e bella che fatta!

Io sto bene in mezzo all’acqua. E va ben, a volte c’è il mare un po’ mosso che ti torna su quello che hai mangiato, ma siccome io mangio poco perché non ce n’è tanto e c’ho un po’ di figli, in pratica a me non torna su niente… Quando son lì, che ho buttato la rete e aspetto…c’è un silenzio…c’è calma…non ti sembra di stare nel mondo… Altro che quei preti che trombonano da lassù e ci minacciano, perché “Se fai questo e quello Dio ti vede e ti punisce!”. Lì, in mezzo a quel silenzio, che senti solo le onde contro la barca e i gridi dei gabbiani, …lì a volte mi pare di aver capito chi è Dio…Se mi sente mia moglie mi dice di smetterla, che mi prendono per eretico, e si mette a dire rosari…

Io quel giorno ero sulla spiaggia a ricucire la rete rotta, che dei lajerti me l’avevano sfondata, e mi vedo arrivare ‘sti due… Mah… due monaci, mi pareva, che avevano quelle palandrane anche un po’ sporche di quando si cammina tanto… Erano stanchi, si vedeva… Uno era un po’ più giovane, ma l’altro aveva una faccia… buona. Di uno che si fa gli affari suoi, ma che se gli vuoi raccontare i tuoi, ti sta a sentire e se può ti aiuta…

Il giovane dice:” Scusa, buon uomo…” che mi stavo per girare a vedere con chi ce l’aveva. Per fortuna l’altro mi viene vicino, mi mette una mano sulla spalla, che mi sembrava di essere in braccio a mia nonna da piccino, e mi dice:” Fratello”… e non mi è venuto nemmeno da dirgli “fratello a chi?” perché era come se fosse mio fratello davvero… Che tipo strano!

Insomma, voleva andare all’Isola e mi chiedeva se ce lo portavo. “Adesso?!” ci ho detto… “Se puoi” mi ha risposto. Ci siamo guardati in faccia, bene negli occhi, e nessuno li ha abbassati. Mi sembrava di conoscerlo da tutta la vita, che non mi era mai successo. Io c’ho detto che sono Bartolo. Lui, Martino. E mi fa: ”Non ho denaro e non posso pagarti”…Io ci ho detto che l’avrei giurato, ma che in questo porco mondo non è che si fa solo qualcosa per denaro, e a volte ci si aiuta, tra fratelli, come ha detto lui. Mi faceva tenerezza.

Così ho mollato la rete e li ho caricati, ma prima mi son fatto aiutare a spingere la barca in acqua… E siamo partiti. Abbiamo parlato un po’ e ci ho raccontato della mia vita grama, che non ho sempre da dar da mangiare ai miei figli, ma ce li ho messi io al mondo e devo pensarci… e con una faccia tosta gli ho chiesto se venivano da lontano… Eh, da Mediolanum, che non so nemmeno dov’è, e mi ha detto che è nella pianura su al nord, dopo le colline, e che lui voleva trovare un posto dove stare tranquillo, in solitudine, per riflettere e ritrovarsi… Io glielo ho detto che basta stare un po’ su una barca in mezzo al mare ad aspettare che Dio ci faccia entrare qualche pesce! E lui ha riso, una bella risata, e mi ha detto che l’Isola sarebbe stata la sua barca in mezzo al mare.

Così quando siamo arrivati, e il giovane mi indicava una grotta, c’ho detto che quella è esposta verso mare e quando viene la mareggiata, che viene, è invivibile. Se mi davano a mente a me… li ho portati più in basso, dove c’è come un porticciolo naturale e ci arrivi con la barca, e lì c’è una grotta piccina che dentro ha una piccola fonte d’acqua da bere. Perché, ce l’ho detto, sull’Isola se non hai l’acqua non sopravvivi: puoi mangiare le galline, che c’è pieno, e danno pure il nome all’Isola (che a voi l’avevo già detto, ma lui non lo sapeva), ma se non c’hai l’acqua… E anche se mi dava idea che non fosse tanto interessato a mangiare e bere, mi ha ringraziato e ha detto a quell’altro:” “Ci stanzieremo dove consiglia Bartolo”.

Li ho accompagnati fin dentro, per essere sicuro che capissero, e già che sono abituato, gli ho raccolto dei legnetti, se si volevano fare un po’ di fuoco. Ho anche tirato il collo a una gallina: non mi sembravano tanto esperti. Poi sono andato a salutare e quel Martino mi ha preso le mani e mi ha ringraziato come fossi il Crocefisso. Io non sapevo dove guardare, ma poi ho guardato lui in faccia, dritto negli occhi. “Bartolo, che Dio ti benedica e ti aiuti come tu hai fatto con noi, fratello”, e mi ha abbracciato stretto.

Non l’ho raccontato a nessuno. Ma quel Martino era proprio una brava persona.